
Il 14 luglio, silenzio dei blogger per protesta contro il decreto Alfano. Posteremo solo questo banner

man ray

* un regalo di O*
Le slanciate vette d'archi e muri.così scuri da divenire notte.s'inerpicavano appena sul nascere.lì nella fronte che chiedeva e smarriva il senso.non si sapeva la loro storia era come dispersa nelle carte in quelle fiamme che ancora adesso bruciano di perchè.e la decadenza dei muri si sentiva bene nei tonfi nelle scricchiolature di quel passato che tentava d'esser rimosso.e ad ogni mossa la conseguenza era un tratto,bianco e liscio di polvere che si lasciava appeso al muro mentre si camminava in attesa.e quando si sapeva d'esser fermi ecco che gocciolava potente quel sangue a noi immenso.
e quando occhi di uomo scovò lo slancio e l'impeto.come a suggellare l'atto.e la pelle regala una carta porosa sul quale descrivere l'attimo e la storia.inerpicata negli anni e nei loro dubbi a venire.
mentre con dita tremanti e di sale.unirono il respiro descrivendosi.uniti.

Sono sempre stata priva di ambizione. Da piccola sono stata abbastanza povera, insieme alla mia mamma, risparmiavamo su ogni cosa e ho ricordi precisi della sua premura nel recuperare, nel non sprecare, nel rammendare.
Veniva dalla guerra la mia mamma, e lì anche il fiato ha valore. Ricordo abitazioni piccole e momenti in cui non si sapeva cosa sarebbe stato di noi due. Se non che saremmo state insieme. Poi arrivò il benessere, ma non me ne importava molto. Lo accolsi come si accoglie una eventualità, godendo di cibo buono, alberghi di lusso, camerieri e pellicce.
Avevo amiche che fecero matrimoni attenti e ponderati. Avevo amici di buona famiglia, che volentieri stavano in mia compagnia e ricordo un ricco rampollo genovese che mi avrebbe sposata volentieri, saremmo andati a vivere a Londra, perché lì la sua famiglia aveva delle attività.
Ma giusto negli anni in cui ci si forma una consapevolezza e si comincia a progettare, io avevo in mente molte altre cose, salvarmi in una famiglia difficilissima, sopravvivere all'anoressia e alla tendenza a bere nell'età in cui non va bene farlo.
Con le lamette mi tagliavo la carne, perché così il dolore dentro sembrava urlare meno forte.
E l'ambizione mia era solo una, sopravvivere e portare in salvo con me la mia famiglia, per quanto imperfetta e sbagliata essa fosse. Senza nessuna retorica e senza abbagli, perché sapevo bene ogni cosa di ognuno di noi e delle nostre mostruosità e delle nostre fragili vite. E sapevo anche che la sera dovevo mettermi in salvo, chiusa nella mia camera, perché non sempre i lupi abitano oltre i muri delle nostre case. Ma i lupi si tengono a bada, si ammansiscono, si ammaestrano, a volte. Oppure si fugge.
E così ho attraversato la vita, sull'orlo degli abissi, affamata d'amore più che di ogni cosa al mondo. Fragile e forte. Belva e cervo. Vuoto e nido. Barca e tempesta.
E tutto questo bruciava le mie energie, nel tempo in cui era il tempo di coltivare ambizioni, immaginarsi e costruirsi.
nina


Fammi di ragni
e di tele sparse sulle ciglia
e attardardami la parola
perdendola fra le nuvole e il vento
nel fruscio di una notte
e delle sue chiome oscure
ammettendo la supplica
come parola convessa sulle lacrime
e sulle nomadi incoerenze

photo by Zby Kordys